ritagliataRiflessioni e considerazioni suggerite dalla conferenza sul Beato Giovanni Liccio al Liceo socio-psicopedagogico di Caccamo - di Giorgio Rini

Nella nostra società è difficile parlare di spiritualità, sia perché si tratta di un concetto complesso e dalle mille sfaccettature, sia perché a volte ci si sente preda di una sorta di resistenza, spinti come siamo a concentrarci sugli aspetti esteriori della vita che ogni giorno ci vengono propagandati e propugnati dai mass media e da relazioni sociali superficiali e istantanee.

Eppure chi ha assistito a questa conferenza ha avuto modo di riflettere sul fatto che la dimensione interiore dell’uomo è riconducibile all’essenza stessa della dimensione umana. Per comprendere tutto questo è indispensabile ricevere una formazione adeguata, un’educazione al silenzio, all’ascolto, allo stare con gli altri, a trovare quale significato assume per ognuno di noi il contatto con la parte più profonda e spirituale del nostro essere.

E in questo l’esempio del Beato Giovanni Liccio ci può essere veramente di aiuto, perché dalla conferenza abbiamo scoperto un profilo di uomo, oltre che di santo, capace di formare, di educare, di tessere una trama di valenze interiori trasmissibili attraverso il suo far parte in modo attivo della comunità e di impegnarsi all’interno di essa anche in compiti di responsabilità.

Il contesto stesso del liceo socio-psicopedagogico ha fornito l’occasione di riflettere sullo stesso legame esistente tra spiritualità ed educazione e sul valore che assume l’educazione ad uno spazio interiore, che si pone come elemento portante per la formazione di giovani e di uomini in grado di leggere e interpretare in pieno la realtà di cui fanno parte.

La tendenza alla spettacolarizzazione, il desiderio di visibilità a tutti i costi, che in molti casi condiziona i giovani di oggi, condizionati sempre più dalla televisione, indica che occorre riscoprire un modo di essere improntato su un bagaglio interiore che possa soddisfare esigenze profonde di accettazione e di riconoscimento sociale da parte degli altri.

L’incontro con l’altro e con se stesso è in sostanza il frutto di una formazione che punti sull’insegnare e prendere atto di un fluire intrapsichico, di un bisogno insopprimibile di non fermarsi all’apparenza e al fenomenico. La sinergia fra Chiesa, scuola e istituzioni è in grado di costruire questa rinnovata dimensione antropologica, secondo una pedagogia basata sulla collaborazione e l’integrazione di istanze multiformi.

Giorgio Rini

A breve saranno pubblicati i testi integrali dei discorsi dei relatori, le foto dell’evento e un riepilogo in video.

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