21 Giugno 2026

La nascita e l’infanzia

Chiesa-casa natale
© Casa natale del Beato Giovanni Liccio trasformata in chiesa nel 1818

Il Beato Giovanni Liccio nacque a Caccamo, piccolo borgo a pochi chilometri da Palermo, nell’aprile del 1426. Venne alla luce nel quartiere più povero della città, ai piedi del castello, nel borgo chiamato Rabbato. Di umili origini, aveva per padre Giorgio Liccio, contadino, e per madre Teresa Faso, semplice donna di casa.

La tradizione racconta che durante la gravidanza molti videro una luce intensa avvolgere l’umile abitazione di Teresa e Giorgio; alcuni giurarono persino di aver scorto una croce luminosa stagliarsi sopra il tetto della casa. Furono segni che il popolo interpretò come presagi della straordinaria vita del bambino. “Matruzza” Teresa, però, non poté godere a lungo del dono ricevuto dal Signore: appena sei mesi dopo la nascita del figlio, lasciò questa vita per volare in Cielo.

La morte prematura della moglie sconvolse profondamente Giorgio che, sopraffatto dal dolore, affidò il piccolo Giovanni alla sorella e tornò a lavorare nelle campagne.

La zia, non avendo figli e vivendo nella povertà, poté nutrire il bambino soltanto con succo di melagrana. Un sostegno insufficiente per un neonato: il piccolo Giovanni si indeboliva giorno dopo giorno. Fu allora che una giovane vicina di casa, Tommasa Garifo, mossa da compassione, si offrì di allattarlo.

Proprio in quel periodo avvenne il primo dei numerosi miracoli attribuiti a Giovanni. Nella casa dei Garifo viveva infatti il marito di Tommasa, gravemente malato di lebbra e costretto a letto da molto tempo. Accadde che, forse per distrazione della donna o forse per il desiderio dell’uomo di stringere il bambino tra le braccia, il piccolo Giovanni venisse a contatto con il corpo del malato.

Quel semplice tocco si rivelò prodigioso: l’uomo guarì improvvisamente dalla lebbra e poté tornare ai suoi lavori nei campi.

Qualche giorno dopo, Giorgio rientrò in paese e, saputo dove si trovava il figlio, decise di riportarlo con sé. Ma anche per lui si avvicinava il momento di lasciare la vita terrena per raggiungere la sua amata Teresa. Giovanni rimase così orfano in tenerissima età e la zia decise di crescerlo come un figlio.

Si racconta che un giorno, dopo averlo allattato, la zia mise Giovanni nella culla e uscì di casa per lavorare insieme ad alcune vicine. Dopo qualche ora rientrò silenziosamente per controllare il nipotino e si trovò davanti a una scena straordinaria: il piccolo Giovanni era a terra tra due angioletti che lo aiutavano a portare una croce, mentre tutta la stanza era avvolta da una luce meravigliosa.

Sconvolta e piena di stupore, la donna corse subito a chiamare le vicine. Quando però tornarono nella stanza, videro soltanto il bambino disteso a terra, con il volto sereno e luminoso.

Giovanni cresceva buono, obbediente e affettuoso verso la zia, che lavorava duramente affinché non gli mancasse nulla. Superata l’infanzia, ella si impegnò a trasmettergli i primi insegnamenti religiosi, avviandolo alla preghiera e alle pratiche di devozione, oltre a mandarlo a scuola perché imparasse le nozioni fondamentali del sapere.

Da parte sua, il giovane Giovanni si applicava con impegno nello studio, aiutava la zia nei campi e, grazie alla sua precoce saggezza, raramente si univa ai giochi dei coetanei. Preferiva invece ritirarsi in preghiera, dedicando il tempo libero alla recita del Rosario, dell’Ufficio della Vergine e ad altre devozioni. Digiunava a pane e acqua il mercoledì, il venerdì e il sabato, frequentava assiduamente i sacramenti e visitava spesso le chiese del paese, dove la zia sapeva sempre di poterlo trovare.

In particolare, trascorreva lunghi momenti inginocchiato davanti al Santissimo Sacramento e all’immagine del Crocifisso, verso il quale nutriva una profonda devozione. Meditando sulla Passione e sulla morte di Cristo, si commuoveva fino alle lacrime e talvolta cadeva in estasi.

La zia gioiva nel vedere il nipote crescere così puro, devoto e ricco di bontà, quasi fosse un angelo, e per questo rendeva continuamente grazie al Signore.