Il ritorno a Caccamo

Beato Giovanni Liccio, olio su tela (Carlo Ameglio, 1939)

Nel 1466 era conte di Caccamo Bernardo Cabrera. Sua moglie, donna Violante Prades, desiderosa di veder sorgere qui un convento dell’ordine domenicano, aveva indotto padre Cristoforo, Caccamese, e padre Antonio da Palermo a recarsi a Caccamo per costruire un nuovo edificio presso la chiesa dell’Annunziata.
I lavori erano già iniziati, quando i padri francescani, osservando che tra il loro convento e quello in costruzione non c’era la distanza voluta dai canoni, ricorsero al pontefice Paolo III perché venissero tutelati i loro diritti. A risolvere la questione venne incaricato il vicario generale di Palermo, e poiché la vittoria arrise ai frati minori, il lavori vennero sospesi. Da quel tempo molti anni erano trascorsi senza che si parlasse di costruire un nuovo convento a Caccamo.

Una notte del 1487, però, mentre il nostro Beato era immerso in profonda orazione, gli apparve la SS. Vergine, e gli ordinò di recarsi nella sua terra natìa, dove con l’aiuto del cielo avrebbe fondato una chiesa ed un convento dell’ordine domenicano. Il mattino seguente Giovanni riferì la visione avuta al suo priore, e, col permesso di lui, accompagnato da un frate e da un fratello laico, lasciò Palermo, partendo alla volta di Caccamo. Da quando se ne era andato non vi aveva più fatto ritorno, così Dio permise che vi ritornasse in vecchiaia per colmarla di benefici e per portarle il contributo delle sue virtù e della sua santità.

Giunsero così al fondaco detto del Fico, dove stanchi dal lungo cammino, decisero di sostare un po’ per riposare. Qui fra gli altri viandanti, vi erano due individui che, giocando, non si trattenevano dal bestemmiare in continuazione. Poiché il nostro Giovanni, mosso da santo zelo, lì rimproverò dolcemente, quelli presero ad insultarlo con ogni sorta di villanie. Anzi uno di loro, più che mai inasprito per la reprensione subita, si alzò dal sedere, ed afferrato un pugnale, avrebbe ucciso il santo vecchio se gli altri non l’avessero trattenuto. Allora Giovanni volle lasciare quel luogo per riposare altrove, e, rivolgendosi ad un certo Giuliano Giovenco, operaio caccamese che faceva il suo stesso cammino, gli disse, riferendosi al bestemmiatore: “Vedrete come finirà costui”.

Neanche il tempo di allontanarsi un getto di pietra, udirono le grida e videro accorrere persone che raggiunto Giovanni, lo scongiurarono perché avesse pietà del suo offensore. Giovanni senza esitare ritornò al fondaco. Il bestemmiatore si contorceva fra gli spasimi di un dolore acutissimo al braccio destro. Giovanni, lieto in cuor suo di poter beneficare il nemico che con le lacrime agli occhi gli chiedeva perdono, gli si accostò tutto premuroso, e dopo avergli chiesto se si fosse pentito di aver offeso Dio e fatto promettere che mai più avrebbe bestemmiato, prese tra le sue mani il braccio di lui, e, fattovi il segno della croce, lo guarì all’istante.
A vedere tale prodigio, gli spettatori stupiti, ammirarono la santità del Liccio il quale riprese il cammino verso Caccamo, dove giunsero all’imbrunire. Senza cercare altro alloggio, si diresse alla chiesa, allora piccola quanto modesta dell’Annunziata; e qui passò la notte coi suoi compagni.

Mentre questi dormivano, egli vegliava inginocchiato innanzi l’immagine della SS. Vergine, pregandola perché si compiesse di fargli conoscere il sito dove sarebbe sorta la nuova chiesa con l’annesso convento.
Ed ecco sul far dell’alba, apparirgli San Michele Arcangelo il quale gli disse che là dove doveva innalzare le mura per la costruzione della chiesa, avrebbe trovato già le fondamenta.
A quella visione che lo rendeva sicuro della protezione divina, Giovanni provò grande conforto; celebrò la Santa Messa e si diresse in cerca del luogo che, sebbene non precisato, non doveva essere molto lontano.
La notizia dell’inatteso ritorno del padre Giovanni a Caccamo si era già divulgata e nella cittadina non si parlava d’altro. Pochi ricordavano di averlo veduto qualche volta a Palermo, la maggior parte dei caccamesi non lo conosceva che di nome e così ebbero il desiderio di fare la sua conoscenza. Allorchè si seppe cosa Giovanni andasse cercando, gli si accostarono dei contadini  i quali gli dissero di aver veduto giorni prima nel boschetto, sito nella parte orientale del paese, alcune fondamenta che prima non c’erano.

Giovanni rallegrandosi si fece condurre nel boschetto indicato e trovò la reale esistenza di quanto gli era stato riferito. Allora la gran folla accorse sul luogo, rimanendo stupita per tale prodigio.
Lo stesso primo magistrato della città volle vedere le misteriose fondamenta; a tale vista egli non solo fece una perpetua donazione per atto pubblico del sito al santo concittadino, ma gli promise larghi sussidii ed aiuti per la costruzione del nuovo edificio. Altri incoraggiamenti gli furono dati dai signori di Caccamo.
A sua volta il popolo, animato da Giovanni, apprestò l’opera sua per il trasporto della pietra e di quanto potesse occorrere, sicchè il giorno 8 Maggio di quell’anno 1487 si potè dare inizio alla costruzione della chiesa e del convento.