Uno solo è buono di P. Ennio Staid

Siamo in un tempo in cui, soprattutto i giovani, non vogliono più parlare o sentire parlare di te, forse hanno ragione, noi presbiteri ti abbiamo presentato più come giudice severo che Padre di OGNI misericordia, abbiamo escluso dall’Eucarestia (dal canto di lode) quelli che consideravamo cattivi, non degni di misericordia, travisando le tue stesse parole che pronunciavamo nella consacrazione del Pane e del Vino: “Prendete mangiatene e bevetene TUTTI”, un tutti che si ripete tre volte. Dimenticando che anche noi, soprattutto noi presbiteri, abbiamo bisogno della tua misericordia, come poco dopo dichiariamo: “Io non sono degno che tu entri dentro di me”. Sappiamo di essere indegni, tuttavia ci nutriamo di te che ti fai pane e chiami tutti a cibarci di te. Nessuno: santi, papi, cardinali, presbiteri o laici impegnati, può dire: io sono degno. La liturgia, poco prima della consacrazione, ricorda che solo Dio è Santo e san Paolo può dire: “non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”.

Quelli che si sentono santi e degni di quel cibo non hanno bisogno di misericordia, sanno di essere buoni e ciò gli basta e avanza, sono già sazi della loro… bontà e hanno spedito il Crocefisso tra gli dei del loro Olimpo. Si sentono orgogliosi della loro bontà perché non uccidono, non rubano, non tradiscono la moglie o il marito, perché, quando possono, danno qualche euro ai poveri e lottano per scacciare questi stranieri che violentano le nostre donne, rubano il lavoro e le case che appartengono a noi buoni. Si dimentica che “nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio” ignorando completamente la beatitudine di Gesù che dice di condividere quello che abbiamo. Gesù spiega chi sono i buoni nel discorso della montagna:

“Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti perché saranno consolati.
Beati i miti perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi, quando vi insulteranno, vi perseguiteranno, e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi, per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi”.

Il Padre Nostro più che una preghiera è un programma di vita, è una forma d’accettazione delle beatitudini. Quando nella messa, nei vespri, nel rosario recitiamo questa preghiera noi accettiamo le beatitudini e condividiamo i nostri beni, diamo occasione al Padre di prendersi cura di loro. Molti che si professano cristiani cercano continuamente di stare meglio, di avere di più, si dicono: io sono ricco ma sono distaccato dalle mie ricchezze, vivo la povertà nello Spirito, ma poi ho palazzi, ville, e conti in banca. Sono felici quelli che condividono le proprie ricchezze con gli altri mossi dallo Spirito Santo, perché di essi è il Regno dei Cieli. Per quanti si occuperanno della felicità degli altri, Dio si occuperà della loro felicità; quindi se vogliamo essere felici, dobbiamo fare felici gli altri, condividere la nostra ricchezza con gli altri e Dio ci farà condividere le cose che ci regalerà. Gesù ci ricompensa sempre aggiungendo qualcosa in più, perché è generoso.

Ancor oggi continuiamo ad ammazzarci per un centimetro di terra, ma un vero cristiano è mansueto, non violento e non risponde con violenza alla violenza che gli viene fatta. Si è felici solo quando, con l’aiuto dello Spirito Santo, si risponde sempre con amore. A Gesù sulla croce hanno tolto la dignità; Egli è stato una grande vergogna per la sua famiglia, per i suoi discepoli. Gesù non si è difeso.
Anche noi dobbiamo perdere la dignità, meglio perderla che rispondere con violenza. Sono felici i miti, i mansueti e gli emarginati per amore di Gesù e dei fratelli perché riceveranno una dignità da Dio. Dobbiamo rispondere sempre con amore. Il non amore è il nostro grande peccato.
Dice Papa Francesco: “E quando si incontra la giustizia di Dio con la nostra vergogna, lì c’è il perdono. Io credo che ho peccato contro il Signore? Io credo che il Signore è giusto? Io credo che sia misericordioso? Io mi vergogno davanti a Dio, di essere peccatore? Così semplice: a Te la giustizia, a me la vergogna. E chiedere la grazia della vergogna.”

Quando riceverete questa nostra lettera saremo vicini alla Pasqua che vuol dire «passaggio». Si ricorda il passaggio del Mar Rosso, quando Dio salvò il popolo ebraico dalla schiavitù d’Egitto ed è una festa da sentire ogni giorno ricordandoci se non altro la vergogna del nostro chiamarci cristiani.

Buon cammino fratelli carissimi!

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