Creare ponti non farli cadere di p. Ennio Staid O.P.

Benché si canti “Ogni gloria a Dio nell’Alto dei Cieli e pace in terra”, oggi come oggi, non sembra esserci né gloria a Dio né pace sulla terra. Finché rimarrà una sola bocca affamata, finché Cristo non sarà ancora davvero nato, dobbiamo continuare ad aspettarlo. Quando si sarà stabilita la vera pace, non avremo bisogno di dimostrazioni, ma se sentiremo l’eco della nostra vita (…) Allora possiamo dire che Cristo sarà davvero nato”. Gandhi

Questo pensiero di Gandhi e il ponte di Morandi crollato a Genova mi hanno fatto riflettere sulla parola Pontefice (creatore di ponti). Questo titolo di Pontefice è uno dei nomi che si dà al Papa. Ma dovrebbe essere un titolo a cui ogni cristiano dovrebbe aspirare. Purtroppo non è così. Come ci dice Gandhi Cristo non è ancora nato in noi.
Vi sono degli argomenti nel nostro esprimerci quotidiano, di cui è difficile parlare. Si può essere non compresi e creare disagio a chi ascolta. “Tot capita tot sententiae” dicevano i latini, il che vuol dire: “tante teste tanti modi di vedere”. In questo “mare” di opinioni diverse vi è anche la più nobile delle azioni umane: il bisogno di amare e di essere amati. Per un cristiano che si impegni a vivere l’amore, la difficoltà di creare ponti anche con chi non ci ama diventa una montagna difficile da salire ogni giorno. Non è semplice amare chi uccide o ti stupra una figlia, chi ti ruba la pensione, chi ti distrugge l’appartamento. Amare è difficile; infatti se i nemici vengono perdonati, i ladri tollerati e se si dà ai fannulloni il modo di vivere alle spalle di chi lavora onestamente, la violenza e il quieto vivere vanno a monte. A livello istituzionale o politico, sembra giusto rispondere con la stessa cattiveria, usare le stesse armi “occhio per occhio dente per dente”. L’imbarazzo morale che vive il cristiano non va preso sotto gamba ma vissuto, cercando di scendere alle radici di questa contraddizione tra un postulato di giustizia che sembra portare lontano dall’amore e un postulato di amore che sembra portarci lontano dalla giustizia. Ogni tentativo di conciliare queste due tendenze è inutile e senza esito.

Noi viviamo dentro una logica acculturata al possesso e alla difesa, da cui è difficile sottrarsi. Dall’altra parte, come cristiani, il comandamento di amare tutti non possiamo rimandarlo al futuro dobbiamo viverlo oggi. In ogni caso non amare e distruggere ponti mi sembra ancora più difficile, perché chi non ama è infelice, vive sospettando di tutto e di tutti, la paura lo avvolge e lentamente e inesorabilmente, o si chiude in casa e non vuole più avere contatti con nessuno, oppure si arma pronto a sparare a sua volta contro chiunque attenti alla sua vita o alle sue cose. Chi non ama vede l’altro sempre come un nemico potenziale o un rivale da combattere e da vincere. Se poi quest’altro è uno straniero o un diverso la cosa acquista una valenza più complessa per cui si aggrega ad altri per scatenare una guerra più efficace. Così il nazismo vedeva gli ebrei come nemici, attaccati al denaro e sempre pronti a sovvertire lo stato. Gli ebrei erano nemici pericolosi da cui la Germania doveva difendersi. Per difendere la razza sono nati i campi di sterminio dove milioni di ebrei, zingari, omosessuali e dissidenti sono stati eliminati.
Il fine è sempre lo stesso: difenderci da chi non ci ama e da chi non la pensa o vive diversamente da noi.

Recentemente a Catania degli emigranti sono stati trattenuti su una nave al di là di ogni logica. Per fuggire dai loro paesi, questi poveri cristi, avevano traversato deserti, furono fermati in Libia fatti prigionieri, sfruttati, spesso bastonati, le donne violentate. Infine riuscendo a fuggire hanno avuto il coraggio di salire su un gommone ed affidarsi al mare. Una nave italiana li ha raccolti, ma soltanto dopo tantissimi giorni è stato dato loro il permesso di scendere sulla nostra terra.
Posso comprendere le paure che molti hanno a proposito di questi nostri fratelli. Comprendo, ma sono paure. La realtà non è fatta di paure, è fatta di persone. La paura non è mai in grado di interpretare la realtà. Emarginare o ghettizzare chi cerca di vivere perché nel proprio pese vi è la guerra o la fame, non serve a toglierci la paura. So che in questi giorni sono stati arrestati dalla polizia degli uomini mentre altri sono ricercati. Autori, secondo l’accusa, di innumerevoli furti, truffe e rapine ad anziani messe a segno in tante città. Il primo moto del cuore è contraddire ciò che ho scritto sopra ed essere contento che siano stati arrestati. Ma, permettetemi anche un’altra domanda: siamo sicuri che il carcere li aiuterà a capire i reati commessi e che ne usciranno fuori meglio di quando sono entrati?
Allora che fare? Quello che so è che il carcere peggiora la situazione purtroppo il carcere normalmente non è un luogo di rieducazione. Gli eventuali educatori dovrebbero studiare bene la loro cultura, il loro modo di vedere la vita impostata da secoli su altri binari tanto diversi dai nostri. Creare ponti di incontro. Sentirli non diversi da noi e stimolar ci a vicenda per costruire un mondo nuovo e più giusto.

P. Ennio Staid O.P.

Tratto da Lettera agli Amici della Fraternità Agognate – Anno 19° n. 96 ottobre 2018