Messaggio di auguri di Buon Natale di p. Ennio Staid

Carissimi fratelli, amici che leggete questo nostro modesto giornalino: BUON NATALE! È un augurio sincero ma per un vecchio come me rimane un augurio colmo di malinconia. I vecchi infatti ricordano con più facilità il passato e spesso lo trovano molto più bello del presente. Io non faccio eccezione e tornare indietro nel tempo mi apre un mondo che oggi mi sembra di favola. Tutto è cambiato. Ricordo la novena del santo Natale e le chiese ricolme di gente che cantava: “Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo, e vieni in una grotta al freddo al gelo. O Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar. O Dio beato, ah quanto ti costò l’avermi amato… A Te che sei del mondo il creatore mancano panni e fuoco…Caro eletto pargoletto quanto questa povertà più m’innamora giacché ti fece amor povero ancora”.

Un canto semplice che proponeva il mistero della Incarnazione di Dio, condividendo per amore, la nostra natura umana. In mezzo secolo la nascita di Gesù è sparita quasi ovunque nel mondo dove si fanno e si ricevono regali, dove i bambini aspettano Babbo Natale che è un vecchietto sorridente che trascina una slitta ricolma di doni.
Bene che vada, il Natale rimane un giorno in cui tutti si sentono più buoni, magari danno qualche centesimo al primo povero che incontrano, si fanno auguri di pace di serenità; così tra mangiate e regali, coloro che si dichiarano cristiani, poco riflettono sulla Incarnazione.

Ancora molti, almeno in Italia, fanno battezzare i fi gli e credono, con questo gesto, di fare un regalo, di adempiere un dovere; ma è come regalare al neonato una lampada dimenticando di fornire al bimbo l’olio necessario che possa funzionare. Così la lampada viene gettata in soffitta tra le cose inutili. Effettivamente è più semplice regalare ai fi gli un telefonino che donare l’olio della propria fede.

Non è semplice infatti vivere e seguire quel Bambino nato in un una stalla e morto sulla croce perché Lui è quell’olio sempre presente in tante stalle del mondo, nei barconi che affondano nel nostro mare, che muoiono di fame. È meglio lasciare la lampada in soffitta e partecipare con gioia alle decorazioni della casa, all’allestimento dell’albero di Natale e sperare che in questo Natale arrivi l’ultima versione del telefonino.

Ora non so più come andare avanti perché è facile parlare di olio per gli altri, difficile comperarlo ed usarlo per noi. Già i latini dicevano: ”Verba docent exempla trahunt” (la parole insegnano, gli esempi trascinano) ed io, noi, siamo lampade accese? Di San Domenico si racconta che non parlava mai di Dio senza prima aver lui stesso parlato con Dio. Non ci è chiesto di portare nella stalla di Betlemme, oro, incenso e mirra come i Magi, ma la nostra povertà.

Nel suo canto la madre di Gesù dice: “Ha guardato l’umiltà (povertà) della sua serva per cui tutte le generazioni mi chiameranno beata”.
L’augurio che faccio a me stesso e a tutti voi è di avvinarci a quella culla dove è ancora esposto il piccolo Gesù, non come i Re Magi, ma come piccoli uomini sempre in cammino cercando quell’olio che ci permette di usare la lampada avuta nel nostro battesimo.

BUON NATALE e sempre in cammino.

p. Ennio Staid O.P.

Tratto da Lettera agli Amici della Fraternità Agognate – Anno 18° n. 92 Dicembre 2017

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