CESI Giornata del Creato: “Ascoltare il grido di sofferenza della nostra terra di Sicilia”

Intervento del vescovo di Cefalù, mons. Giuseppe Marciante, delegato della Conferenza episcopale siciliana per i Problemi sociali, il Lavoro, la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato, in occasione della XV Giornata Nazionale per la Custodia del Creato.
Con animo grato al Signore ci apprestiamo a vivere la XV Giornata Nazionale per la Custodia del Creato che quest’anno assume un tono particolare per la felice coincidenza del V anniversario dalla promulgazione dell’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. Mentre, ancora una volta, contemplando la creazione, attraverso la sua bellezza, siamo chiamati a cercare ed incontrare Dio, non possiamo non ascoltare il grido di sofferenza che in questi giorni giunge da più parti nella nostra terra di Sicilia che è tornata a bruciare, da San Vito lo Capo a Messina, colpite ancora una volta le Madonie, un territorio devastato dalle fiamme alimentate dal vento di scirocco e dalle alte temperature.
Spettatori, inermi, abbiamo assistito alla mano criminale dell’uomo che si alza per deturpare e distruggere un immenso patrimonio di fauna e di flora, mettendo a repentaglio, perfino la vita e la pacifica convivenza umana dei centri abitati.
Giornata del Creato: Solo nella giornata di domenica 30 agosto erano attivi 44 fronti di incendi, ciò ha comportato un massiccio dispiegamento di forze e di uomini per non contare le risorse economiche impiegate per fronteggiare tale emergenza.
Come ad Altofonte e nella Riserva dello Zingaro, ancora una volta la mano colpevole dell’uomo pesa gravemente sulle sorti della creazione distruggendo ettari di bosco, di macchia mediterranea e di fauna, inoltre, le fiamme hanno sfiorato i centri abitati, e luoghi pericolosi dai quali si sarebbero potute generare tragedie. Tante domande aspettano ancora una risposta: Chi sono gli autori? Quali interessi si celano dietro ogni incendio doloso? Chi sono i mandanti? Appiccare un incendio è un delitto che equivale a ferire la propria madre, quella che San Francesco nel Cantico delle creature loda come: «Sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba». La madre terra che provvede al nutrimento di tutte le creature. Appiccare un incendio è tradire il fuoco che non è stato chiamato a distruggere, ma: «per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte».
Condanniamo con forza ogni azione che mette in pericolo l’enorme patrimonio di biodiversità della nostra terra, nella speranza che i colpevoli vengano assicurati alla giustizia e ricordiamo con le parole di Papa Francesco: Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi.
Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22).
Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora” (LS, 2).
Esprimiamo altresì la nostra vicinanza a tutti gli Amministratori regionali e locali, alle Forze dell’Ordine, ai Vigili del Fuoco, agli uomini della Protezione Civile, ai volontari e a quanti sono impegnati in prima linea per la salvaguardia, la custodia e la prevenzione di ulteriori focolai che potrebbero tenere ulteriormente in ginocchio i nostri territori.
Serve una presa di coscienza delle responsabilità personali sul “destino” della nostra casa comune partendo dalla pulizia dei terreni privati, dalle opere di messa in sicurezza delle aree demaniali.
Auspichiamo che il lavoro di prevenzione possa essere esteso durante tutto l’anno con l’impiego a tempo pieno di quelle risorse umane rappresentate dai lavoratori forestali e che il mantenimento di tale bellezza possa essere, non solo fonte di attrazione per i turisti in diversi periodi dell’anno, ma anche risorsa per il sostentamento dei nostri giovani spesso costretti ad emigrare per la mancanza di occupazione. Ma si può fare ancora di più per rimarginare le ferite inferte ad ogni rogo: il ripristino dei boschi e delle aree danneggiate, la piantumazione e la semina per riattivare gli ecosistemi danneggiati.

Articolo tratto da: ArcidiocesiNews 2 Settembre 2020